1993, Ferrara - L’artista mentre stampa






L’incisione

Nel campo dell'arte figurativa, il terminegrafica” (dal greco graphia = scrittura) è un termine abbastanza generico: comprende infatti, tutti i mezzi e anche tutti i prodotti dell'attività con la quale l'artista intende trasferire sulla carta, mediante l'organizzazione di segni e forme, ogni immagine precedentemente concepita e pensata.

Poiché il trasferimento di questa immagine può avvenire direttamente attraverso il disegno, oppure indirettamente mediante l'impressione a stampa di una matrice, col termine grafica si deve chiaramente intendere tutta l'attività artistica che si estrinseca nel segno.

Tuttavia, siccome fino a pochi decenni fa, il disegno era considerato arte minore meramente preparatoria all'azione pittorica, il termine grafica si è venuto, per comune accettazione, circoscrivendo a tutti quei fogli sui quali l'artista ha trasferito le proprie idee mediante la stampa di matrici, da lui stesso elaborate con tecniche diverse, ma sempre con intenti esclusivamente artistici.

Queste matrici potranno essere:

  • di legno (xilografia),

  • di metallo (calcografia)

  • di pietra (litografia).

Ognuna di esse avrà caratteristiche determinate e specifiche che l'artista farà proprie, perché più corrispondenti al proprio mondo espressivo.


La tecnica in cavo o calcografia

Consiste nell'incidere (da cui il termine incisione) su una lastra di metallo il segno che dovrà apparire alla stampa. In ordine storico-cronologico sono: il bulino, la puntasecca, l'acq­uaforte, la maniera nera, l'acq­ua-tinta, la ceramolle. Anticamente il metallo utiliz­zato per tali incisioni era pre­valentemente il rame, anche se non mancano esempi di incisi­oni su ferro, stagno, ecc. Oggi il metallo più usato è lo zinco.

Le tecniche calcografiche uti­lizzano il sistema della stampa in cavo. Ciò significa che sono le parti incise (incavate) a riceve­re l'inchiostro, e a determinare l'immagine sulla carta mediante l'operazione di stampa, al contrario di quanto avviene nella xilografia (stampa a rilievo), nella quale sono le zone in superficie a ricevere e trasferire l'inchiostro sul foglio di carta.

L'incisione in cavo si ottiene in due modi:

- mediante intaglio diretto del metallo (bulino, punzone, puntasecca, maniera nera)

- mediante intaglio del metallo per mezzo di acidi (acquaforte, vernice molle, acquatinta, tecnica dello zucchero).

Qui ci limitiamo alle due tecniche proprie di Carolina Occari:


Puntasecca

Tecnica diretta di incisione della lastra di rame o zinco per mezzo di una punta acuminata d'acciaio, immani­cata, che si impugna come una matita.

Esito grafico della puntasecca consiste nel fatto che il materiale, che la punta alza dal solco, rimane ai lati di esso permettendo così di trattenere l'inchiostro. Tale procedimento genera sul foglio le cosiddette “barbe”, ossia quei carat­teristici aloni neri vellutati at­torno ai segni.

La pressione esercitata dal torchio provoca un graduale schiacciamento delle barbe, e di conseguenza la perdita di quei valori chia­roscurali peculiari di questa tecnica. Pertanto le buone stampe non superano general­mente i venti esemplari e per tirature più elevate si dovrebbe acciaiare la la­stra. Grandi interpreti della puntasecca furono tra gli altri: il "Maestro del Libro di Casa" (seconda metà del Quattrocen­to), A. Diirer (1471-1528), A. Meldolla (lo Schiavone) (1520­1563), Rembrandt (1606­1669), E. Munch (1863-1944), 0. Dix (1881-1969), M. Beck­mann (1884-1950), E.L. Kirch­ner (1880-1938).


Acquaforte

Il suo nome deriva dal termine impiegato nel XV secolo dagli orafi per indicare l'acido nitri­co.

Tecnica calcografica indi­retta, cioè in cui l'incisione della matrice avviene median­te l'azione corrosiva del-l'aci­do. La lastra di metallo, dopo essere stata sgrassata con bian­co di Spagna e acqua, viene ricoperta, con un pennello mor­bido, da un sottile strato di vernice liquida antiacidi a ba­se di cera d'api e bitume giu­daico. Dopo l'eventuale affu­micatura (annerimento della superficie), si traccia il segno con una punta d’acciaio scalfendo la vernice senza però intaccare il metallo.

S'immerge la lastra, protetta nel verso e nei bordi con vernice impermeabile, in una soluzione mordente, di acido nitrico (anticamente chiamato aqua fortis) e acqua, oppure di percloruro di ferro, o di "mordente olandese", in modo che il segno scoperto subisca una corrosione (morsura piana).

Per ottenere una maggiore intensità di alcuni segni, occorre passare la matrice più volte nel mordente (morsura replicata), proteggendo con la vernice le parti già soddisfacenti. Si toglie la vernice con un batuffolo di cotone e petrolio o altro solvente e si passa poi alla stampa.

L'acquaforte, per la sua libertà espressiva e scorre­volezza esecutiva, è la tecnica calcografica più diffusa e pra­ticata. Essa ha trovato in Rembrandt il suo più grande interprete. Non possiamo tut­tavia dimenticare il Parmigia­nino (1503-1540), fra i primi a intuirne le infinite possibilità, e poi H. Seghers (1590-1638), J. Callot (1592-1635), A. Van Dyck (1599-1641), S. Della Bella (1610-1664). Nel Sette­cento la grande scuola veneta dei Tiepolo, Canaletto, Pirane­si, M. Ricci, e ancora, uno dei più singolari, F. Goya (1746­1828), insieme a C. Meryon (1821-1868), G. Fattori (1825­1908), J. Ensor (1860-1949), P. Picasso (1881-1973), fino a L. Bartolini (1892-1963), G. Morandi (1890-1964) e tantissimi altri


stampa al torchio

Con un tampone di pelle o con una spatola di gomma si fa pe­netrare l'inchiostro anche nei più sottili segni incisi (a volte si riscalda la lastra per rendere più fluido l'inchiostro). A que­sto punto inizia la pulitura, che consiste nell'asportare per fasi successive l'inchiostro in ec­cesso sulla superficie. Dappri­ma con una garza a trama larga detta "tarlatana", in seguito "a palmo" o con sottili veline di carta. Pulita perfettamente in superficie e lungo i bordi, la la­stra è pronta per la stampa, dopo essere stata sistemata sul piano del torchio. Un foglio di carta da stampa inumidito vie­ne adagiato e centrato sulla matrice stessa, ricoperto poi da un feltro di lana che confe­rirà maggiore elasticità alla pressione tra i due rulli. Ruo­tando il timone, il piano del torchio avanzerà "pressando" fortemente la lastra al foglio, trasferendo così l'inchiostro, e di conseguenza l'immagine (rovesciata) sulla carta.


tiratura o edizione

È il numero degli esemplari stampati da una stessa matrice. La tiratura è dichiarata dall'artista con una frazione (es. 2/40; 50/60; ecc.), il cui denominatore indica il numero degli esemplari e il numeratore quello progressivo dell'esemplare.

Nella tiratura viene anche dichiarato lo stato, ogni qualvolta si proceda all'edizione di una incisione successiva alla prima, in cui figurino variazioni rispetto all'elaborazione precedente. Si conoscono incisioni di G. Morandi in quarto stato definitivo ("Gelsomini in vaso a strisce" - 1931) e anche ottavo stato definitivo ("Grande natura morta con lampada a destra" – 1928).

Nel margine inferiore della stampa, si indicherà anche se si tratta di:

  • prova di stampa (p.d.s.), ricavata durante le fasi di preparazione della matrice, senza numerazione;

  • prova d'artista (p.d.a.), stampata nella regolare tiratura, ma esclusa dalla numerazione riservata al circuito collezionistico. Per tradizione, questi esemplari di numero minimo, vengono distribuiti dall'artista o dall'editore a studiosi, critici, stampatori.


concetto di originalità

Sono considerate incisioni, stampe e litografie originali, i fogli tirati in nero o a colori, da una o più matrici, interamente concepite ed eseguite a mano dall'artista, quale che sia la tecnica impiegata, ad esclusione di tutti i procedimenti meccanici e fotomeccanici.

Un'incisione in particolare, è considerata "originale" quando:

  • in fase di stampa dà luogo a un'immagine che deriva da una matrice manualmente incisa (anche nel caso in cui l'artista si sia servito di una base ottenuta con altri procedimenti), o predisposta sempre manualmente dallo stesso artista, con esclusione di qualsiasi mezzo fotomeccanico, allo scopo di essere impressa con intenti estetici.

  • l'immagine incisa sulla matrice segue la sintassi linguistica propria dell'incisione, e cioè un appro-priato ed intenzionale uso delle tecniche specifiche.

Va ricordato anche che i problemi relativi all’originalità degli esemplari tirati, della firma e del numero, riguardano solo la grafica moderna e non le incisioni antiche di cui spesso non si conosce l’incisore, lo stampatore e il numero degli esemplari tirati.


collezionismo

L'amatore può ordinare la propria raccolta secondo criteri didattici (privilegiando gli esempi delle varie tecniche); in ordine cronologico di stile e scuola; a seconda dell'area geografica di appartenenza dell'artista; per temi (figura, paesaggio, natura morta), ma potrà anche ordinarla seguendo semplicemente il proprio gusto, il proprio piacere. Sono tutti criteri legittimi: ma se avrà seguito quest'ultimo, sarà un collezionista più felice, avrà meno rimpianti per le occasioni mancate e la raccolta sarà specchio più fedele della sua personalità.

Anche i musei hanno importanti raccolte in tutto il mondo, da Parigi a Firenze, da Londra a New York e i Gabinetti delle stampe e incisioni di quei grandi musei, si sono formati perché in essi sono confluite le collezioni di amatori che non hanno sbagliato le loro scelte o non vi hanno rinunciato. Ribadiamo che collezionare incisione è piacevole, ma occorre intelligenza e attenersi al concetto di originalità come l'abbiamo approfondito.


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