1951 - Sull’argine del Po durante l’alluvione
Hanno scritto di lei...

“...Nelle puntesecche l’estrema naturalezza si fa estrema perizia secondo il principio che niente è più difficile che essere semplici. E’ una semplicità che ci lascia disarmati, che sembra fuori dal tempo, in una immobile e ininterrotta tradizione padana che va da Guercino a Morandi e che è sempre estranea al segno decorativo, all’ornamento”.
Vittorio Sgarbi, 1986


“… (nelle sue incisioni) la luce non forza ma si adagia su alberi e case e c’è un senso di mattutino anche in pieno giorno o al calar della sera; il segno non descrive ma dice che le cose sono in un’incontaminata purezza. … Se per Romano Guardini lo sguardo è già una predisposizione all’incontro, quello di Marisa Occari accarezza la natura perché possa svelare al nostro vedere inquieto la serenità che precede (o anticipa) la contemplazione”.
Franco Patruno, 1994


“… incide coi segni di un realismo poetico profondamente legato alla vita della natura e della memoria senza compiaciute concessioni alla nostalgia, ma con amorosa precisione e artistico rigore” .
Francesco Loperfido, 1998


Il pensiero del Po è costante nell’artista tanto da favorire una speciale sintesi dell’occhio, che deve sempre meno vedere e descrivere per lasciare sempre più spazio ad una conoscenza culturale, capace di mediare la realtà dall’esperienza dell’arte, da Rembrandt, dal Seicento, e anche dal Novecento, con l’amato Morandi e De Pisis” .
Laura Gavioli, 1999


“I suoi paesaggi ricercano sempre – anche in quelli fluviali, dove la visione è più ampia – un equilibrio ottenuto attraverso un dosaggio attento delle masse e delle linee di forza che compongono la struttura (…). Nella sua arte non solo lo spirito appare affine a certi maestri seicenteschi del paesaggio, ma anche la punta genera un segno acquafortistico “antico”, nobilissimo, robusto e capace di esprimere con coerenza il linguaggio che crea”.
Paolo Bellini, 2002


“Dono di natura, a Carolina Marisa Occari è stato dato il desiderio della riflessione, ed è nel dialogo con il paesaggio e con la natura che si coagula un immaginario in cui la verità di alberi e orizzonti, acque e case, frutti e fiori, trova il proprio consistere. (…)

Una bellezza e una particolare nobiltà connotano buona parte delle rappresentazioni della Occari; esse sortiscono dalla profondità spirituale dello sguardo dell’artista nonche’ dall’alto significato morale che per lei hanno luoghi all’apparenza normali o marginali o residuali. Il paesaggio della Pianura gode di forme e di accenti spesso sommessi e segreti che la Occari accoglie e poi restituisce dando vita ad un immaginario in cui lo spirito dei luoghi si carica dell’intensità di chi li guarda. Un mutuo scambio sentimentale avviene così tra paesaggio ed artista, scambio che sortisce immagini in equilibrio tra verità e interpretazione, tra umiltà originaria delle cose rappresentate e dilatazione del loro carico semantico e poetico. E guardando le incisioni di Carolina una dopo l’altra, mi accorgo che ha saputo rendere ‘semplice’ la complessa relazione tra quei territori minimali, disadorni, a volte in bilico sul nulla, e la poesia”.
Eleonora Frattarolo, 2009